L’enigma della parola

L’enigma della parola

Le parole hanno un preciso peso e contano in maniera determinante nel percepire, vivere situazioni e circostanze, stati d’animo, condizionando le interazioni. Erroneamente pensiamo che le parole siano solo simboli per rappresentare e spiegare le cose, secondo codici condivisi, invece hanno un profondo significato. Il linguaggio è la dimensione che caratterizza l’essere umano ed è proprio questa che crea la realtà. Nella parola e nella sua interpretazione si fonda la relazione comunicativa tra soggetti. E questo, realtà e relazione, è ciò che sfugge alla maggioranza.

 

Una maggioranza che spesso dà per scontati i concetti, che parla senza cognizione del valore della parola, forse che parla per occupare il tempo, un posto, che parla senza senso…Tremendo. La parola è tagliente o amorevole, è precisa o vaga…e che sia rivolta a descrivere una cosa, una persona, se stessi, uno stato d’animo, è poi l’azione che porta ad una reazione. Cosa vogliamo dire? che la prima reazione è il nostro stesso cervello che la rimanda. Allora guardiamo a quella maggioranza ancorata gran parte della vita all’atteggiamento della vittima, struggendosi sulle situazioni che non può cambiare, anzichè essere protagonista della propria esistenza, con la responsabilità totale del viverla. Questo atteggiamento viene avvalorato dalle parole. Che effetto fa dire “ci sono”, “bene”, rispetto al dire “vorrei esserci”, “male”…o addirittura esprimere le proprie rabbie, ansie, paure, disapprovazioni, con parolacce piuttosto che con semplici parole che allevino la gravità della situazione? Quante volte ci capita di dire “non ce la faccio” nel mentre stesso vorremmo dire “ce la faccio”…”mi sento solissimo” invece che ” sento un po’ di solitudine”…o diciamo “m@@@a” invece che “uffa”! Non le sentiamo come lame che ci trafiggono? Ma perchè ci creiamo questi ostacoli proprio con le nostre stesse mani?…le mani? Si, perchè anche il gesto va a marcare la parola fissando il pensiero, come bilancia dell’espressività del nostro corpo, della nostra postura. Entrambe sono manifestazione delle nostre emozioni, solo che talvolta queste ci fanno un brutto scherzo, ed inciampiamo nel negativo. Basta cambiare registro! Alleniamoci osservando chi ci sta attorno e prima ancora di ascoltare le sue parole, noteremo che gli elementi che ci attraggono o ci fanno avere una cattiva opinione: sono la sua fisicità, come è vestito, il suo portamento, il suo viso, anche il suo odore! Poi viene la parola ed allora istintivamente capiremo la pertinenza del suo discorso.

La parola può essere determinante dunque su noi stessi, per stare bene o stare male. Può essere determinante anche usandola sugli altri: può essere l’etichetta che esprime il pregiudizio e a volte “crocifigge” una persona oppure può aprire la relazione in una sensazione di gioia e reciproco riconoscimento. E’ nella riflessione la chiave di volta per risolvere l’enigma della parola stessa, per comprendere l’immediata espressione del suo significato o se usata per far comprendere un concetto nascosto…tra le righe. A buon intenditor…

Che parola volete usare? A come amare…azione, autenticità! 😉

Parole ed enigma come quelle di una storia d’amore etrusca che continua a vivere, più forte del tempo, in una ciotola di bucchero e in un’anfora di ben venticinque secoli fa. «Mi Thanecvilus helvnas»: «io (sono) di Tanaquilla (sposa) di un Helvna» – Museo di Sorano (GR) dono della donna per il suo guerriero defunto.



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