Il senso del Natale, la festa della Vita

Il senso del Natale, la festa della Vita

Fuoco fuochello
la fiamma traballa
il bue è nella stalla
il bue e l’asinello
è nato un Bambinello.

È il periodo dell’anno in cui si fanno più intensi particolarmente i ricordi d’infanzia nel vedere luci natalizie che si accendono in ogni angolo tra città e campagne. Luci che illuminano il cuore, che portano al silenzio, alla riflessione. Gesti che si ripetono di generazione in generazione, per ogni statuina del Presepe, per ogni pallina rossa o argento c’è una storia. Si parla della frenesia del Natale eppure io ne vivo la sensazione ovattata, lenta, luminosa, fantastica. Per me il Silenzio “echeggia” come su immagini del cinema muto passate al rallentatore, come i fiocchi di neve quando toccano terra. Immagini e Silenzio. Un Silenzio per comunicare.

Tre sorelline sedute sul sedile posteriore della Fiat 124 Sport contando gli alberi di Natale lungo la strada di qualche viaggio o verso casa dei nonni, le piccole col naso schiacciato ognuna al proprio finestrino, alitando e disegnando il vetro e la maggiore in mezzo ad evitare che non scappasse una sola luce alla conta. Centinaia di alberi accesi mettevano nell’anima il senso del mistero, dell’attesa, del rispetto. Era la sensazione che ci fosse qualcosa di immenso sopra quel cielo stellato in cui si perdevano i nostri occhi che costruivano bellissimi sogni. Per noi bambine in quel momento si univa il mondo nella stessa tradizione, senza ancora sapere che nella storia dell’uomo fosse davvero così, tra paganesimo e cristianesimo. Canticchiavamo le canzoncine imparate all’asilo e a scuola che sottolineavano la nostra cultura cattolica.

Abbiamo una consapevolezza profonda, inconscia e antica per cui il Natale ci coinvolge profondamente, cristiani e non cristiani: fa parte della storia umana, nel tempo e nei continenti, si riconduce al Sole.
Tutti i popoli sono sempre stati legati al ciclo della natura da cui dipendeva la propria sopravvivenza e il cui elemento assoluto era il Sole al quale rendere omaggio per un motivo o per l’altro, con un ricco calendario di feste. Non si sa perché gli antichi avessero una grande competenza nell’osservazione astronomica, conoscendo attentamente il movimento degli astri, ma importanti reperti ce ne parlano. Nei giorni del Solstizio d’Inverno (dal latino solstitium= sole fermo), tra il 21 e 24 dicembre, il Sole inverte il proprio moto, come “declinazione” in termini astronomici e raggiunge il punto più lontano dal piano equatoriale, è più debole, le giornate sono più corte e le notti più lunghe per poi superare la fase delle “tenebre” e il 25 sembra avere un nuovo “natale”. Ecco il momento che unisce il mondo. Il Solstizio d’Inverno veniva celebrato da molti popoli già in epoca preistorica dando i natali a diverse divinità che hanno anche ispirato la nostra storia religiosa.

Tra rito propiziatorio, mito, culto agricolo del Sol Indiges, le antiche origini del Deus Sol Invictus del tardo Impero Romano si ritrovano in oriente, tra Siria ed Egitto con le celebrazioni della nascita del Sole raffigurato come un bambino partorito da una Vergine, a rappresentare il trionfo della luce sulle tenebre.
Il culto del Sol Invictus si associa anche a Mitra, importantissima divinità dell’induismo e della religione persiana ed anche dio ellenistico e romano. L’imperatore Aureliano ufficializzò il culto del Sole come elemento di coesione di tutte le regioni dell’Impero facendone coincidere la data di festa, Dies Natalis Solis Invicti, “Giorno di nascita del Sole Invitto” con quella dei Saturnali, la più antica festa romana con grandi banchetti e doni simbolici, detti strenne, ai rappresentanti degli schiavi che, per l’occasione, potevano considerarsi liberi e che, con grottesche maschere, raffiguravano gli spiriti degli inferi da placare con doni…(Chissà se si possono ricondurre a questo anche le origini dei Krampus dei paesi di lingua tedesca e di confine che si festeggiano nel periodo di San Nicolò?)
Il concetto di Sole, come Luce, stella, fiamma, divenne metafora, simbolo di vita, del bene sul male, della conoscenza, della consapevolezza sull’ignoranza, giustizia di Dio, in tutta la storia non solo cristiana.

Gesù nasce come Luce sul mondo per cui Dio si rende uomo. Possiamo definirlo il divino gesto di Empatia, Dio si mette nei panni dell’uomo, ne prende le sembianze per comunicare con noi.
Sebbene il 25 dicembre non è la reale data di nascita di Gesù, nel tempo, in questo giorno sono state fatte confluire tutte le feste popolari e pagane per la coincidenza di molti eventi importanti.
In ogni caso il Natale porta in se il significato del nuovo, della nuova epoca, della nuova “dimensione della vita“, della nuova consapevolezza umana.
È attraverso i vangeli di Luca e Matteo, che ci è stata raccontata la Natività: l’annuncio dell’angelo Gabriele, la deposizione nella mangiatoia, l’adorazione dei pastori, la visita dei magi.
Quante volte ci siamo soffermati da bimbi e da adulti ad ammirare il nostro Presepe, tra intima preghiera e devoto silenzio riflettere su questi racconti? Ognuno intriso di mistero, di emozione e, come in tutte le storie, alcuni aspetti devozionali quali la grotta, il bue e l’asinello, i nomi dei Re Magi, sono stati attribuiti successivamente, sulla base di racconti presenti in vangeli apocrifi.

Senza approfondire tutti gli aspetti della storia religiosa, oggi, alla luce dei giorni in cui il Cristianesimo è messo tanto alla prova, sotto pressione dagli orrendi attacchi che coinvolgono la nostra civiltà, abbiamo il desiderio di ritrovare le nostre radici, di preservare le nostre tradizioni e comprenderne il senso.
Vogliamo non parlare della retorica del Natale, della critica al consumismo, di ipocrisia e superficialità, esistono ma non ci interessano in questo discorso. Nè vogliamo parlare del momento di preghiera ed adorazione durante la Messa di Natale, intima ed autentica scelta.
Vogliamo solo ritrovare la poesia che quella tradizione ha sempre portato nelle nostre vite.
Il senso di questo rito collettivo che riporta luce e speranza nel momento in cui il buio è più lungo.

Il Natale è il momento in cui la luce avvolge tutti, penetra nel cuore liberando ciascuno dalla propria solitudine, dalla frustrazione, dall’angoscia umana.
Il silenzio interiore che si raggiunge è profondo, autentico, è un dialogo con se stessi, con quel Bambino che nasce per noi donandoci nuova forza e consapevolezza. Il Natale ha il suo senso anche quando c’è chi lo vive tristemente, perché “quel silenzio”…di cui tanto parliamo…che pare lacerante è in realtà risanante, un soffio sul nostro viso, un respiro che porta al perdono della nostra stessa anima per poi comprendere il mondo dando un valore nuovo alla nostra esistenza.

Erano 6 cugini, davvero piccoli, uniti attorno al grande albero di Natale nella casa dei nonni. Un abete vero ricco di palline di vetro colorato a cui il nonno con delicatezza permetteva di appendere la nostra palla, gesti affettuosi che si ripetono nella memoria con le filastrocche, le storie e fiabe, i giochi della famiglia riunita.
Tradizioni che abbiamo voluto donare ai nostri figli che con gli stessi nostri valori, mettono sul piatto della bilancia e ne vivono i dubbi dell’evoluzione dei tempi. “Silenzio…sentite, ecco il campanello della slitta di Babbo Natale…dai forza scappiamo a nanna che se ci trova sveglie non ci porta i regali” era il modo per far infilare sotto le coperte mie figlie e assaporare con le mie carezze quel silenzio, quel mistero, quel rispetto che ci appartiene, preparando una bellissima festa di Natale. Genitori uniti nell’impacchettare i regali nascosti con luccicanti carte e fiocchi, scrivendo con mano diversa la lettera di Babbo Natale in risposta alle ingenue richieste, preparando la tavola imbandita per la colazione di Natale, il momento sacro della famiglia, nonostante tutto. Giochi sulla neve o una passeggiata godendo del freddo Sole. Il chiasso e il caos non ne fanno parte. Un nuovo giorno “acceso” anche per i nostri figli come festa della Vita.



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